Costituzione cambiata, meno controlli e più sprechi (Gianluca Amadori)

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Si continua a far un gran parlare delle necessità di cambiare la Costituzione, di adueguarla ai tempi. Ma siamo così sicuri che si tratti di un'esigenza reale? E soprattutto che i cambiamenti prospettati costituiscano un miglioramento?Guardando alle modifiche apportate al Titolo V, ovvero gli articoli che vanno dal 114 al 133, verrebbe da dire di no.Il cambiamento è avvenuto nel 2001: perché? Ovviamente perché quegli articoli erano ritenuti superati e giudicati d’intralcio ad una moderna concezione di Regioni, Province, Comuni. 

Il Titolo V è stato dunque riscritto, in pratica, integralmente. Leggendo i “vecchi” articoli della Costituzione del 1948 e mettendoli accanto a quelli nuovi, viene qualche dubbio sul risultato ottenuto.
Prendiamo il primo articolo, il 114. Si stabiliva, nel Patto fondativo della nostra democrazia, che: “La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni.” Il nuovo art. 114 invece stabilisce che “la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.La differenza, come si vede, non è da poco: da un rapporto per così dire gerarchico si passa ad uno paritario. Un passo verso il federalismo, l'ha inteso qualcuono, ma in realtà un aumento della confusione.

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