Partecipazione Politica e Fiscale

Conosci la nostra Costituzione?


La Costituzione Italiana sancisce che ..

 

Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 17. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Art. 18. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 22. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Art. 48. Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Art. 50. Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

Art. 51. Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.
La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.
Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 71. L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

Art. 75. È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto a partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Art. 87. Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione. Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Può concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Referendum costituzionale, la scheda del 4 dicembre

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Referendum costituzionale, la scheda del 4 dicembre

Il referendum costituzionale sulla riforma Boschi si terrà il 4 dicembre. Si tratta di un referendum confermativo, quindi non ha bisogno di quorum: qualunque sia il risultato, l'affluenza non influirà sull'approvazione o meno della legge. Conterà solo la vittoria del Sì o del No.  
Il quesito sottoposto agli elettori ruota attorno all'approvazione (nel caso vincano i Sì) o meno (se vincesse il No) del testo di legge sulle "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento deicosti di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della Costituzione". 
Contro la formulazione della domanda si è scagliato il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, che l'ha definita un "spot per il Sì". Il premier Matteo Renzi, nella newsletter, ha risposto dicendo che "il quesito referendario è stato stabilito dalla legge e non dal marketing", e riporta integralmente l'intestazione della legge. 

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Referendum: tre motivi per votare “No” di Mario Mauro

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Il prossimo 4 dicembre gli italiani andranno a votare al referendum per respingere o approvare la riforma costituzionale perché il testo di legge è stato approvato a maggioranza ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera. Meglio votare “No” sostanzialmente per tre motivi.

Il primo motivo è che si tratta di una riforma confusa che trasforma la Costituzione in un pasticcio. Non rende più snello l’iter normativo, come la propaganda del “Sì” cerca di propinare agli italiani, ma lo complica con un bicameralismo imperfetto in cui le competenze del Senato non sono chiare. I costituzionalisti hanno contato più di dieci modalità diverse con cui si produrranno norme sulla varie materie, con un ruolo del Senato ambiguo e fonte inesauribile di contenzioso presso la Corte costituzionale. Oggi con il bicameralismo perfetto l’iter di approvazione di una legge di iniziativa governativa (la quasi totalità delle leggi, ormai) non supera i sei mesi, inoltre l’istituto del disegno di legge ad approvazione “a data certa” con ogni probabilità si trasformerà in un boomerang di termini oltrepassati e quindi lavoro inutile.

Il secondo motivo è che si tratta di una riforma centralista. 

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