Stato e Pubblica Amministrazione

«Non sparate nel mucchio degli statali» (Michele Ciervo)

Stampa

Caro Direttore, non sono mai stato un «fannullone». Sono uno dei tanti dipendenti ministeriali di fascia media (guadagno 1.500 euro al mese) che da più di venti anni fa ogni giorno il suo dovere, conciliando il lavoro in ufficio e la famiglia, in una città caotica e difficile come Roma.

Leggi tutto...

Statali fannulloni: prima il dileggio, poi il saccheggio (Marcus)

Stampa

Ho avuto già modo di esprimere il mio pensiero sul mondo del pubblico impiego, entità indistinta di cui fanno parte migliaia e migliaia di persone il cui valore, anzi... il cui disvalore viene troppo genericamente confuso con la sommatoria di tanti svogliati parassiti e fannulloni. E solo di quelli.... Ora, io sono da ventitre anni nella pubblica amministrazione ed ho imparato a fare le debite distinzioni, a ignorare i luoghi comuni e soprattutto le generalizzazioni gratuite. E mi arrabbio.

Leggi tutto...

Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Stampa


Signor Presidente della Repubblica,

siamo i lavoratori degli Uffici giudiziari di Milano e, come tutti, stiamo attraversando enormi difficoltà alle quali si aggiunge un profondo malessere per il modo nel quale veniamo presentati all’opinione pubblica ( dipendente statale = fannullone ).

Ci siamo autoconvocati e “autotassati”  perché, di questi tempi, chi non conquista uno spazio mediatico rimane senza voce.

Le chiediamo  di essere la nostra voce, come cittadini e come lavoratori che rendono concreto l’operare del Potere  Giudiziario, uno dei tre pilastri su cui poggia la Costituzione di cui Lei, Signor Presidente, è custode e garante.

In primo luogo è necessario che venga chiarito un enorme equivoco: non è nelle aule dei Tribunali che si decide cosa è giusto o cosa è sbagliato, né si   stabilisce  come punire i reati. Ciò viene deciso legittimamente dal Parlamento, che è il luogo dove si esercita la sovranità dei cittadini e a noi, tali decisioni, giungono attraverso i Codici.

E’ nel Codice che sta scritto se lo stupro deve essere punito più duramente del furto di una mela e in che proporzione, se il colpevole colto in flagranza di reato debba attendere in carcere la sua condanna o possa andare libero, quanto sia ampio il tempo per  indagare prima che il reato si prescriva e non sia più possibile alcuna punizione o come il processo possa essere agevolato o bloccato.

Il Legislatore e la Politica individuano la massa delle azioni da punire, la quantità delle persone che devono cooperare perché ciò avvenga e la razionalità delle procedure da applicare : se vi è saggezza in questa proporzione il risultato sarà positivo, altrimenti insorgeranno  problemi. E’ una regola elementare, quella del vincolo di bilancio, nota alle Multinazionali e ai buoni padri di famiglia.

Non è l’inefficienza o la negligenza dei lavoratori della Giustizia che determinano le lungaggini del processo, ma i Codici che regolano le procedure – spesso molto complesse – di tutta la macchina della giustizia.

Perché nessuno lo dice?

Perché nessuno ha informato l’opinione pubblica che negli ultimi anni sono state più volte cambiate dette procedure con un esponenziale aumento degli adempimenti  a nostro carico, il tutto a fronte di:

  • nessuna  formazione che, specie  in un settore così delicato, ciascuno di noi è costretto ad acquisire anche per non incorrere in sanzioni disciplinari o più gravi;
  • una continua riduzione delle risorse umane e finanziarie che, al contrario, vanno proporzionalmente aumentate;
  • nessuna crescita professionale  - sebbene una sempre maggiore competenza acquisita nel corso degli anni - per noi lavoratori della Giustizia, gli unici nel settore pubblico a non avere avuto un processo di riqualificazione nonostante questo fosse previsto da un contratto firmato il lontano 5 aprile 2000?

Signor Presidente, in questo momento di generali  incertezze e sacrifici, sentiamo il dovere di richiamare la sua autorevole attenzione  a un’ impellente necessità di  verità, nel timore che lasciar radicare nei cittadini una convinzione errata  sulle nostre responsabilità possa offrire lo spazio a frettolosi revisionismi che – invocando aspirazione di efficienza e di eccellenza che noi per primi auspichiamo – stravolgano di fatto la visione etica con la quale  la Costituzione ha disegnato  il Potere Giudiziario, ove chi indaga e chi giudica è soggetto solo alla Legge, tutti i reati vanno evidenziati e puniti e ogni cittadino è uguale per diritti e doveri.

In democrazia ogni cambiamento è legittimo, ma vuole verità, chiarezza e trasparenza.

La nostra tristezza e la nostra indignazione  ora, ove sempre più spesso  la valutazione superficiale e poco obiettiva del  nostro operare  induce qualcuno a ritenere di poter  ledere pubblicamente e ingiustificatamente anche il nostro onore e la nostra dignità, cede il passo  a questo senso di responsabilità verso la Casa comune in cui ci riconosciamo e che Lei,  anche come uomo, ha fortemente voluto, certi che lo saprà cogliere e fare Suo.

Con rispetto ed affetto.                                                                          

Milano, 27 marzo 2009

I lavoratori degli Uffici Giudiziari di Milano

 

 

 

Sottocategorie

Fai conoscere Korallion

Scarica il banner di Korallion e pubblicalo sul tuo sito, blog, pagina; presentalo ai tuoi amici e visitatori; LA TUA VISIBILITA' CRESCE INSIEME ALLA SUA.

Chi è in linea?

Abbiamo 7573 visitatori e nessun utente online