In difesa delle preferenze (Livio Chersi)

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Negli organi d’informazione ritorna in modo ricorrente l’argomento delle possibili modifiche della legge elettorale per l’elezione del Parlamento. E’ difficile comprendere quali orientamenti stiano realmente prevalendo. Si riscontrano molto nervosismo, esasperato tatticismo, i soliti “partiti presi” pro o contro il sistema maggioritario, pro o contro il sistema proporzionale.

La discussione è opaca. Considerato il livello degli attuali decisori politici, è opportuno non lasciarsi invischiare nelle loro beghe. La riforma elettorale, tuttavia, è questione troppo importante per ignorarla. Se ne può parlare in teoria, tanto per confutare qualche luogo comune utilizzato dai decisori politici.

Rientra nella logica democratica che gli elettori possano scegliere liberamente i propri rappresentanti in parlamento. E’ invece sicuramente antidemocratico che le segreterie nazionali dei partiti predetermino i futuri eletti, perché i seggi spettanti, in base ai risultati delle elezioni, vengono attribuiti ai candidati secondo l’ordine in cui questi sono stati inseriti nelle liste circoscrizionali.

Il classico modo di scegliere è quello di esprimere preferenze. E’ falso che queste inquinino la vita politica, alimentando il bisogno di denaro per far fronte alle spese elettorali. 

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