Referendum abrogativo del 1991 in Italia

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Nel gennaio 1988, dopo annose discussioni e iniziative sfortunate, il politico democristiano Mario Segni con altri 30 esponenti di primo piano del mondo dell'economia, del sindacalismo, della cultura (fra gli altri Carlo BoUmberto AgnelliLuca Cordero di Montezemolo,Rita Levi-MontalciniGiuseppe TamburranoAntonino Zichichi) lanciò il Manifesto dei 31, con il quale si chiedeva l'introduzione di una legge elettorale uninominale a doppio turno ispirata al modello francese.

Il 14 gennaio Segni annunciò che dal Manifesto sarebbe nato un nuovo movimento di opinione[1]. Il 22 aprile nasce a Roma ilMovimento per la Riforma Elettorale e vi aderiscono circa 130 personalità, di cui la metà parlamentari[2]. L'idea iniziale è quella di raccogliere le firme per una iniziativa di legge popolare, finché un anno dopo non si fa strada l'idea di agire per via referendaria[3].

Il 1º febbraio 1990 Segni ed altri depositarono presso la Corte di Cassazione la richiesta di referendum per eliminare nella legge elettorale per il Senato quella norma che rendeva i 238 collegi uninominali effettivi solo se un candidato raggiungeva il 65% dei voti[4].

Un secondo referendum venne depositato alla Cassazione una settimana dopo per chiedere l'abrogazione della preferenza plurima per la Camera dei Deputati e avere così un proporzionale puro con un'unica preferenza per elettore[5].

Il 13 marzo venne depositata una terza richiesta di referendum volta ad estendere il sistema elettorale maggioritario dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti anche a quelli superiori[6].

Il 10 aprile partì la raccolta delle firme[7]. Il 2 agosto in Cassazione verranno depositate circa seicentomila firme a quesito[8].

Il leader radicale Marco Pannella ci tenne a distinguere l'obiettivo dei Radicali rispetto a quello degli altri partiti: «È pregiudiziale che respingiamo di accogliere fra noi chi vuole usare il referendum per risultati opposti a quelli per i quali lo chiediamo. È un punto pregiudiziale di chiarezza, e di lealtà, verso l'opinione pubblica, il dovere di una politica leale e chiara».[9] Il messaggio era diretto soprattutto al Pds e al Pli che pur sostenendo il referendum elettorale, proponevano riforme diverse dal sistema maggioritario ad un turno.

C'era stata inoltre una polemica di Pannella con Segni e gli altri promotori di area cattolica e comunista: i radicali avrebbero preferito promuovere solo i referendum nettamente maggioritari su Senato e Comuni per non offrire alla Corte Costituzionale la "scappatoia" di ammettere il quesito meno significativo, quello sulla preferenza unica; tuttavia il Partito Radicale che pur aveva obiezioni anche di merito sul referendum relativo alla preferenza unica contribuì alla raccolte firme

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