L'Eliminazione dell'Indicazione delle Preferenze dei Candidati

Referendum elettorali, ecco la storia

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Un banale errore, una svista che cambia il corso della storia. Dietro il referendum elettorale promosso da Mario Segni e un centinaio di altri sostenitori ci sarebbe un oscuro tipografo che nell'inverno dei 1947 dimenticò di stampare la versione emendata dell'articolo 75 della Costituzione. Un articolo che vietava di sottoporre a referendum le leggi elettorali. Senza quella svista non avremmo avuto il voto del 9 giugno 1991 che abolì lepreferenze plurime, quello in cui Bettino Craxi invitò ad andare piuttosto al mare. Fu la prima spallata ad un sistema politico messo in crisi dalla caduta del Muro di Berlino, un piccolo cambiamento che produsse un effetto devastante: milioni di voti, soprattutto meridionali, furono sottratti al controllo clientelare o criminale.

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Repubblica Story: il referendum sulla preferenza unica.

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La prima pagina di Repubblica del 11 giugno 1991 con la notizia della vittoria dei sì al referendum per la nuova legge elettorale. Da notare l'editoriale del Fundadòr e la vignetta dell'allora in formissima Giorgio Forattini su Craxi che aveva invitato la gente ad andare al mare anziché alle urne. A piede pagina, l'inviata a Beirut Barbara Palombelli, era andata proprio a stuzzicare il leader socialista sulla vittoria del sì.

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La storia dei referendum abrogativi in Italia

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Ecco una breve storia dei 53 referendum abrogativi svoltisi in Italia.


DIVORZIO - Poco dopo l'approvazione (1970) della legge di attuazione del referendum, comincia la raccolta delle firme per abrogare la legge sul divorzio. Per il primo scioglimento anticipato di ambedue le Camere, il voto slitta al 12 maggio 1974. Vincono i "no", con il 59,3 per cento.

I PRIMI REFERENDUM RADICALI - L'11 giugno 1978 si vota sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento pubblico dei partiti. Vincono ancora i "no". La Consulta ne aveva respinti altri quattro e due erano saltati per la modifica delle leggi.

PRO E CONTRO L'ABORTO - Il 17 maggio 1981 i referendum sono cinque: due sull'aborto (uno radicale per l'allargamento, l'altro, del Movimento per la vita, per la restrizione). Gli altri tre vogliono abrogare la legge Cossiga sull'ordine pubblico, l'ergastolo e il porto d'armi. Ancora una volta vittoria dei "no".

IL PRIMO REFERENDUM ECONOMICO - Il 9 giugno 1985, si vota sulla proposta di abrogare il taglio dei punti di scala mobile, deciso dal governo Craxi. Le firme sono raccolte dal Pci. Anche in questo caso la vittoria andrà ai "no", con il 54,3 per cento.

NUCLEARE - L'8 novembre 1987 si vota per cinque referendum, tre dei quali sul nucleare (Cernobyl è del 1986). Gli altri due su responsabilità civile dei giudici e commissione inquirente. Per la prima volta vincono i "sì", in tutti e 5 i casi.

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Referendum abrogativo del 1991 in Italia

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Nel gennaio 1988, dopo annose discussioni e iniziative sfortunate, il politico democristiano Mario Segni con altri 30 esponenti di primo piano del mondo dell'economia, del sindacalismo, della cultura (fra gli altri Carlo BoUmberto AgnelliLuca Cordero di Montezemolo,Rita Levi-MontalciniGiuseppe TamburranoAntonino Zichichi) lanciò il Manifesto dei 31, con il quale si chiedeva l'introduzione di una legge elettorale uninominale a doppio turno ispirata al modello francese.

Il 14 gennaio Segni annunciò che dal Manifesto sarebbe nato un nuovo movimento di opinione[1]. Il 22 aprile nasce a Roma ilMovimento per la Riforma Elettorale e vi aderiscono circa 130 personalità, di cui la metà parlamentari[2]. L'idea iniziale è quella di raccogliere le firme per una iniziativa di legge popolare, finché un anno dopo non si fa strada l'idea di agire per via referendaria[3].

Il 1º febbraio 1990 Segni ed altri depositarono presso la Corte di Cassazione la richiesta di referendum per eliminare nella legge elettorale per il Senato quella norma che rendeva i 238 collegi uninominali effettivi solo se un candidato raggiungeva il 65% dei voti[4].

Un secondo referendum venne depositato alla Cassazione una settimana dopo per chiedere l'abrogazione della preferenza plurima per la Camera dei Deputati e avere così un proporzionale puro con un'unica preferenza per elettore[5].

Il 13 marzo venne depositata una terza richiesta di referendum volta ad estendere il sistema elettorale maggioritario dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti anche a quelli superiori[6].

Il 10 aprile partì la raccolta delle firme[7]. Il 2 agosto in Cassazione verranno depositate circa seicentomila firme a quesito[8].

Il leader radicale Marco Pannella ci tenne a distinguere l'obiettivo dei Radicali rispetto a quello degli altri partiti: «È pregiudiziale che respingiamo di accogliere fra noi chi vuole usare il referendum per risultati opposti a quelli per i quali lo chiediamo. È un punto pregiudiziale di chiarezza, e di lealtà, verso l'opinione pubblica, il dovere di una politica leale e chiara».[9] Il messaggio era diretto soprattutto al Pds e al Pli che pur sostenendo il referendum elettorale, proponevano riforme diverse dal sistema maggioritario ad un turno.

C'era stata inoltre una polemica di Pannella con Segni e gli altri promotori di area cattolica e comunista: i radicali avrebbero preferito promuovere solo i referendum nettamente maggioritari su Senato e Comuni per non offrire alla Corte Costituzionale la "scappatoia" di ammettere il quesito meno significativo, quello sulla preferenza unica; tuttavia il Partito Radicale che pur aveva obiezioni anche di merito sul referendum relativo alla preferenza unica contribuì alla raccolte firme

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VOTO DI PREFERENZA: Referendum per l'abrogazione di alcune disposizioni del D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 -

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SOMMARIO: Scheda sul referendum per abrogare le norme che prevedono la possibilità per gli elettori di esprimere più di un voto di preferenza, promosso dal Corel (Comitato promotore dei referendum elettorali) costituito da deputati di diverse formazioni politiche: Mario Segni (Dc), Marco Pannella e Giuseppe Calderisi (Pr), Augusto Barbera (Pci), Franco Bassanini (Sin. Indipendente), Mauro Dutto (Pri), Alfredo Biondi(Pli). Marco Pannella non ha aderito a questo referendum.

(CAMERA DEI DEPUTATI - QUADERNI DI DOCUMENTAZIONE DEL SERVIZIO STUDI - IL REFERENDUM ABROGATIVO IN ITALIA: LE NORME, LE SENTENZE, LE PROPOSTE DI MODIFICA, Roma 1981 - Aggiornamenti successivi)

9 febbraio 1990: annuncio della richiesta (G.U. 33/1990)

2 agosto 1990: presentazione della richiesta

15 novembre 1990: ordinanza Ufficio centrale per il referendum della Corte di cassazione che dichiara legittima la richiesta

17 gennaio 1991: sentenza n. 47 della Corte costituzionale che dichiara ammissibile la richiesta

17 aprile 1991: D.P.R. d’indizione del referendum

9-10 giugno 1991: svolgimento del referendum

elettori: 47.377.843

elettori votanti: 29.609.635

voti attribuiti alla risposta affermativa (SI): 26.896.979

voti attribuiti alla risposta negativa (NO): 1.247.908

3 luglio 1991: D.P.R. n. 200 di abrogazione di talune disposizioni del testo unico delle leggi recanti norme per le elezioni della Camera dei deputati, approvato con D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361

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Voto di preferenza

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Il voto di preferenza è il voto espresso da un elettore per un candidato all'interno di una lista elettorale.

Il sistema elettorale usato per una determinata elezione può prevedere o non prevedere il voto di preferenza. Se lo prevede, tra i candidati presenti in ciascuna lista vengono eletti quelli che hanno ottenuto più voti di preferenza, in numero pari agli eletti spettanti alla lista in base ai voti da essa ottenuti. Se non lo prevede, gli eletti vengono scelti in base all'ordine in cui compaiono in lista; in questo caso si parla di lista bloccata.

Il voto di preferenza è proprio dei sistemi elettorali di tipo proporzionale; non si applica ai sistemi elettorali maggioritari, nei quali vengono eletti tutti i candidati della lista vincente e quindi non si pone il problema di scegliere tra di loro.

Sull'opportunità di consentire il voto di preferenza vi sono argomenti sia a favore sia contro. Da un lato esso conferisce all'elettore un maggiore potere di scelta, permettendogli di scegliere non solo la lista, ma anche le persone da eleggere all'interno della lista; in regime di liste bloccate questa scelta è invece compiuta dalle segreterie dei partiti. Dall'altro lato, però, alcuni paventano che il voto di preferenza possa alimentare la corruzione e il voto di scambio come metodi a cui alcuni candidati potrebbero ricorrere per prevalere sugli altri.

Per ridare agli elettori il potere di scegliere gli eletti anche in presenza di liste bloccate, alcuni suggeriscono di ricorrere alle elezioni primarie per la compilazione delle liste. Questo sistema però non elimina i timori di corruzione e voto di scambio, in quanto la competizione tra i candidati non verrebbe eliminata, ma soltanto spostata dalle elezioni politiche alle primarie.

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