ARTICOLI di FONDO (Loretta Bertolotti)

Il Potere e il Cambiamento

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Il problema è vecchio come il mondo e vorrei riassumerlo in questo concetto : il Potere è detenuto da chi lo ama e chi lo ama lo ama per se stesso. Accade, nei cicli della Storia, che a volte il Potere venga detenuto da chi lo considera uno strumento per attuare scelte altruistiche, dettate da ideali "alti".

Ma si tratta solo di un fatto circostanziale .. si è giunti alla fine di un ciclo che necessariamente introduce un cambiamento di segno opposto, perchè la tracotanza del Potere egoistico non è più tollerabile.

E, a questo punto, si manifesta un secondo problema : chi ha conquistato il Potere deve essere in grado di mantenerlo. Sarebbe necessario un certo periodo di consolidamento in cui necessariamente si dovrebbero operare scelte "opportunistiche" che risultano incompatibili con gli alti ideali altruistici : compromessi, alleanze non desiderabili, deroghe a convinzioni etiche. Si dovrebbe avere la freddezza di comprendere che - per poterne cambiare le regole - occorrerebbe detenere il Potere in maniera certa.

Mai si è verificato che gli "idealisti" siano riusciti a varcare questa soglia. E tutte le "rivoluzioni" si sono dissolte in restaurazioni multiformi.

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Tutta l'inGiustizia in un fax

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cancelliere

Pubblicato il 17.7.2012 su "Il Fatto Quotidiano"

Sono un Cancelliere della Procura della Repubblica di Milano e sto trasmettendo un fax. Anzi ci sto provando. 

Un’anziana signora, che ha dato fuoco al marito che dormiva, è stata riconosciuta dal Consulente tecnico del Gip più adatta ad un OPG (ospedale psichiatrico giudiziario) che al carcere dove è ristretta da qualche mese. Che non fosse tanto in sé era chiaro a tutti da tempo – mi dice la sorella che aspetta un permesso per andare a farle visita a San Vittore – ma l’ospedale milanese che l’aveva in cura, per quanto volonteroso, non ha le risorse per “presidiare” il suo caso 24 ore su 24: è bastato allentare la vigilanza un attimo e il sogno della dolce vecchietta è diventato un incubo per il suo consorte.

“lo so” – sospiro dentro di me – d’altronde lavoro da anni in un dipartimento della Procura che si occupa di “fasce deboli” che,  tradotto,  sono tutte quelle persone che ci vivono quotidianamente accanto in questo bolgia infernale di città tanto veloce quanto disumana : ex mogli che lottano per ricevere quanto stabilito dal  Giudice  per mantenere se stesse e i figli o maltrattate, picchiate, stuprate,  padri che lottano per continuare ad esserlo anche quando hanno smesso di essere mariti, genitori che lottano contro figli abbruttiti dalla droga, figli che lottano contro genitori abusanti o assenti, anziani che lottano per conservare un po’ di dignità o per non finire fagocitati da circonventori con la faccia amichevole (parenti, badanti, rappresentanti infedeli di istituzioni civili o religiose), bambini che lottano come perenni “cappuccetti rossi” contro perenni lupi informatici, educatori, vicini di casa, baby sitter, nuovi compagni delle madri e via allungando a dismisura una lista che diventa ogni giorno più variegata ed incredibile. Tutti contro tutti.

E poi ci sono gli “emarginati” su cui rimbalzano catene di ordinarie ingiustizie sociali che ne fanno inesorabilmente la vittima o il carnefice predestinato. Zingari, extracomunitari, portatori di handicap, “figli d’arte” della nequizia,  fiori cresciuti nel degrado che si sono immarcesciti scivolando verso la “devianza”, con automatismi perversi.

E in mezzo noi, fragile presidio di quella che si usa chiamare Giustizia.

 

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