Pace e Guerra

Petizione-Chiediamo un'inchiesta sull'uso di armi chimiche in Darfur

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In Darfur 250 persone, in gran parte bambini, sono state uccise nel corso di diversi attacchi chimici lanciati dalle forze armate sudanesi in Sudan. 
Nell'aprile del 2016 Italians for Darfur ha denunciato i primi episodi, confermati poi da un rapporto di Amnesty International lo scorso ottobre. 
Attraverso riprese satellitari, centinaia di interviste ai sopravvissuti e l'analisi da parte di esperti di decine di immagini agghiaccianti di bambini e neonati con terribili ferite, è stato accertato che da gennaio al 9 settembre 2016 sono stati condotti almeno 30 probabili attacchi con armi chimiche nella zona del Jebel Marra.
Per valutare esattamente quello che è successo e accertare le responsabilità serve un'indagine e verifiche sul campo, con l'invio di ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, come è stato fatto per indagare sull’attacco chimico nel sobborgo di Damasco di Ghūṭa, nell’agosto del 2013. 
Con questa petizione chiediamo a OPCW di avviare un'indagine approfondita sui fatti avvenuti in Darfur visto che il governo del Sudan limita l'azione della missione di pace Onu-Unione Africana nel Paese e che i rapporti sulle violazioni dei diritti umani realizzati finora da UNAMID sono stati minati nella credibilità a causa delle interferenze del governo sudanese. 
Come nel caso dello stupro di massa a Tabit, lo scorso anno, che vide l'inchiesta di UNAMID arenarsi nonostante le numerose testimonianze che confermavano l'accaduto, poi raccolte da Human rights watch. Per questo chiediamo che l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche predisponga una propria indagine sugli attacchi compiuti in Darfur con la stessa serietà con cui si è indagato su quelli accertati in Siria.

Questa petizione sarà consegnata a:
  • Rappresentante permanente OPCW Andrea Perugini
    Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche

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Petizione-Basta Finte Missioni Di Pace

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BASTA FINTE MISSIONI DI PACE

E' una guerra,ma la chiamano missione di pace. La missione ISAF della NATO in Afghanistan svolge attività di supporto al Governo afghano nel mantenimento della sicurezza, sia attraverso la conduzione di operazioni militari secondo il mandato ricevuto, sia attraverso il contributo ad azioni umanitarie e di ricostruzione. Il contingente italiano è schierato nella regione di Herat, con 3.952 unità. Durante la missione ISAF hanno perso la vita 51 componenti del contingente italiano, di cui 30 in seguito ad attentati o conflitti armati. 
informazioni aggiornate a lunedì, 25 giugno 2012 
Sono forze di occupazione,armate fino ai denti,ma le chiamano forze umanitarie. ISAF comprende 130.386 militari (Fonte NATO – 6 gennaio 2012) appartenenti a contingenti di 49 Paesi. Il contributo maggiore è fornito dagli Stati Uniti (90.000 unità), seguiti dal Regno Unito (9.500), dalla Germania (4.818), dall’Italia (4.000), dalla Francia (3.916 unità), dalla Polonia (2.475), dalla Romania (1.876), dalla Turchia (1.845), dall'Australia (1.550) e dalla Spagna (1.488). Comandante della missione dal 18 luglio 2011 è il generale USA John R. Allen. Alla stabilità del Paese contribuiscono inoltre circa 180.000 soldati dell’Esercito nazionale afgano. 
(Fonte NATO – 6 gennaio 2012). I politici sono da farsa, fanno piani di rientro , ma approvano il rifinanziamento.

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